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Il Carciofo: l'ortaggio che cura PDF Email Visite: 277

carciofoTra Ladispoli e Cerveteri nasce il suo mito
a cura di Claudio Nardocci

Esistono luoghi, individuati grazie a perdute conoscenze, dove i nostri antichi predecessori costruirono templi ed edifici fondamentali per lo sviluppo delle straordinarie civiltà del passato.
Questi particolari siti sono chiamati “Luoghi di forza”.

Oggi si può affermare con certezza la loro peculiarità perché la scienza moderna ha dimostrato che posseggono caratteristiche particolari che possono essere misurate con strumenti specifici.

carciofo gufo scultura sagra 2018

Quello di cui vogliamo parlare è situato nel territorio dei comuni di Ladispoli e Cerveteri.

In queste località 600.000 anni fa, si verificarono immani sconvolgimenti vulcanici che crearono delle particolarissime condizioni e diedero vita ad un terreno unico, ricchissimo di nutrienti e di ferro, ideale per la coltivazione del carciofo romanesco. 

Un prodotto unico, come la locale spiaggia nera che i fiumi che scorrono nel territorio hanno contribuito, in centinaia di migliaia di anni, a creare trasportando quei minerali verso il mare.

Il protagonista assoluto di queste terre baciate dal sole è il Carciofo Romanesco.

 

 

carciofo2 540Tra Mito e Alchimia
tratto da “LA CATTEDRALE VERDE” di Diego Brancati.
Il carciofo, umile e generoso, ha una lunga storia che si perde nella notte dei tempi e sfuma in mitiche lontananze da leggenda. Già il suo nome scientifico, Cynara Scolymus richiama la sfortunata e bella fanciulla Cynara, dai lunghi capelli color cenere (dalla quale il nome), che concupita da Giove, volle imporre il suo rifiuto al Dio. Il quale, sdegnato, la mutò in una pianta spinosa, appuntita e pungente al tatto.
Dagli autori classici si evince che la coltivazione del carciofo è molto antica. Alcuni ricercatori storici attribuiscono le origini della pianta ai paesi del bacino del Mediterraneo compreso l’Egitto, le isole egee di Cipro fino ad arrivare nel cuore della lontana Etiopia dove si trovano alcune specie selvatiche di cynara.
carciofo3 540Non si trattava però del carciofo spinoso che noi conosciamo che prende il nome dalla parola araba Harsciof o Al Kharshuf che significa “spina di terra” e “pianta che punge” e che fa la sua apparizione definitiva in Toscana nel ‘400 ad opera di orticoltori italiani e sotto il patrocinio di Caterina De’ Medici.
Il Cynara nell’antichità è il cardo, pianta allo stato selvatico, ovvero il Cynara Cardunculus dalla cui coltura e selezione successiva deriverà il carciofo attuale. Altri ricercatori ritengono che il carciofo sia originario del bacino del mediterraneo occidentale ed attribuiscono agli Etruschi l’opera di addomesticamento.

carciofo4 540

In campo medico-farmacologico Pedanio Dioscoride con il suo “Scolimo”, Galeno di Pergamo con il suo “Cynara”, Teofrasto di Ereso con il suo “Cacto” illustrarono l’impiego terapeutico della pianta, descrivendone la collocazione sistematica, le caratteristiche, le droghe e le preparazioni.
L’archeologo Massimo Pallottino testimonia la presenza e la coltivazione del cardo in terra di Etruria già durante il periodo di egemonia della confederazione delle 12 città-stato. Gli autori antichi tra cui Columella, Plinio il Vecchio, Esiodo ed Alceo, tramandano nozioni molto interessanti. Columella nel suo “De re rustica” dà una descrizione sui tempi e sui modi della coltivazione del carciofo spinoso e specifica che è bene piantarlo perché “…è il tempo che il mondo si scalda, che figlia il mondo e concepe amor…”. 

IL CARCIOFO di ladispoli
Nei primi decenni del Ventesimo secolo, quando Ladispoli è solo un piccolo centro noto per il turismo balneare, nel territorio sorgono già numerose le coltivazioni di carciofi. Ma giunge la Seconda Guerra Mondiale e colpisce duro: Ladispoli, sfollata durante l’occupazione tedesca, resta semideserta e in miseria. Finito il conflitto, inizia il periodo della ricostruzione: occorre un’idea per salvare Ladispoli, qualcosa che attiri non solo nuovi cittadini, ma soprattutto turisti, vitali per l’economia locale. Quest’ancora di salvezza viene identificata proprio nel carciofo, che come detto si coltivava già da tempo in zona ed era conosciuto ed apprezzato elemento della cucina romana.
Nacque così nel 1950 la prima Sagra del Carciofo e fu subito un grande successo, nonostante le limitate risorse a disposizione degli organizzatori. 
carciofo5L’evento, divenuto di portata nazionale con centinaia di migliaia di visitatori, ha certamente contribuito all’importante riconoscimento IGP conferito al carciofo romanesco nel 2001. 
Tuttavia, le virtù del carciofo non si limitano certo al solo sapore! Ha, come abbiamo visto, importanti valori nutrizionali e proprietà terapeutiche note già dai tempi antichi. Ha un elevato contenuto di fibre, utili per la regolarità intestinale, e di minerali, tra cui sodio, potassio, fosforo, ferro e calcio. Le principali vitamine sono le B1 e le B3.
La già citata Cinarina è una sostanza contenuta principalmente nelle foglie, stimola la produzione di bile e lo smaltimento del colesterolo e favorisce il generale funzionamento del fegato. Possiede anche una proprietà curiosa: agendo sui recettori del gusto accentua la sensazione di dolcezza. Si tratta pertanto di un ortaggio che non è solo buono, ma da sempre fa anche bene alla salute.
Se poi volete gustarne il top, nel periodo che va da febbraio a fine aprile recatevi a Ladispoli (Roma) dove si produce la “Medicina” più buona del mondo.
Riccardo De Renzi



 

 


Visto su Destinazione Benessere 14

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